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Gita primaverile 2019

 MODENA

Una città unica, raccontata attraverso l'arte, la gastronomia ed i suoi personaggi.

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MUSEO PAVAROTTI

Con l’intento di mantenere vivo il ricordo professionale ed umano dell’indimenticabile Maestro, la Fondazione Luciano Pavarotti ha deciso di realizzare una sorta di monumento permanente alla sua memoria trasformando la residenza modenese (luogo in cui egli ha trascorso gli ultimi anni della sua vita e ove è mancato) in un museo.

La residenza del Maestro Pavarotti è stata terminata nel 2005; è collocata nell’area che egli aveva acquistato a metà anni Ottanta, nelle campagne alle porte di Modena.

In questa stessa area Pavarotti aveva coltivato la sua grande passione per i cavalli, costruendo scuderie ed aprendo una scuola di equitazione. Dal 1991, per ben 11 anni, il Maestro ha ospitato nella tenuta una prestigiosa competizione di salto ostacoli (CSIO), cui hanno partecipato i più famosi show-jumper del circuito equestre internazionale.

La villa (ove egli ha vissuto gli ultimi anni della sua vita) è stata progettata seguendo scrupolosamente le indicazioni e i disegni che il Maestro forniva agli architetti e ai tecnici che ne hanno seguito la costruzione. Molti manufatti sono stati realizzati da fabbri, falegnami, intagliatori, decoratori provenienti da tutta Italia, che hanno creato prodotti unici.

Ancora oggi la casa riflette in ogni dettaglio la personalità di colui che l’ha concepita. La casa conserva oggetti personali che il Maestro amava e contiene i ricordi dei suoi giorni trascorsi in compagnia di familiari, amici e giovani studenti.

La visita consente di scoprire il tenore alla luce più intima e calda delle sue stanze, di avvicinarsi garbatamente alla sua memoria ammirando i suoi oggetti personali, conoscendo le sue abitudini quotidiane, scoprendo l’uomo di casa smessi i panni del grande artista.

Si possono soprattutto ammirare gli abiti di scena a lui tanto cari, le fotografie e i video che hanno scandito la sua grande carriera artistica, gli innumerevoli premi e i riconoscimenti di una carriera di oltre quarant’anni nei teatri d’opera di tutto il mondo, gli oggetti personali e i cimeli.

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MUSEO ACETAIA GIUSTI

L'esposizione racconta attraverso 10 sale tematiche la lunga e affascinante storia dell’aceto balsamico, profondamente legata alla città di Modena e alla famiglia Giusti. 

Un viaggio nel tempo e nello spazio, nell’inestimabile patrimonio di oggetti e documenti conservati per generazioni: dagli antichi orci usati per la conservazione, agli strumenti utilizzati nei secoli dagli acetieri, fino alle prime bottiglie e dépliant pubblicitari di inizio Novecento. Tra i cimeli più preziosi ci sono le botti secolari come la botte “A3” con cui Giuseppe Giusti si presentò a Firenze nel 1861 in occasione dell’Esposizione Italiana indetta dai Savoia, ottenendo una medaglia d’oro per un balsamico di 90 anni. La famiglia Giusti ha sempre partecipato alle Expo di fine Ottocento portando l’aceto anche direttamente in botte e nel 1929 ottenne dal re Vittorio Emanuele III lo stemma di Fornitori della Real Casa Savoia.

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IL DUOMO E LA GHIRLANDINA


800px-Patrimonio dellumanitàAbsidi e Ghirlandina

La cattedrale metropolitana di Santa Maria Assunta in Cielo e San Geminiano è il principale luogo di culto della città di Modenachiesa madre dell'arcidiocesi di Modena-Nonantola.

Capolavoro dello stile romanico, la cattedrale è stata edificata dall'architetto Lanfranco nel sito del sepolcro di san Geminiano, patrono di Modena, dove in precedenza, a partire dal V secolo, erano state già erette due chiese. Nella cripta del duomo si trovano le reliquie del santo, conservate in una semplice urna del IV secolo ricoperta da una lastra di pietra e sorretta da colonne di spoglio. Il sarcofago, custodito entro una teca di cristallo, viene aperto ogni anno in occasione della festa del santo stesso (31 gennaio) e le spoglie del santo, rivestite degli abiti vescovili con accanto il pastorale, vengono esposte alla devozione dei fedeli.

A fianco della cattedrale sorge la torre campanaria detta la Ghirlandina.

Nell'aprile del 1934 papa Pio XI l'ha elevata alla dignità di basilica minore.[1]

Il Duomo di Modena, con la Torre Civica e la Piazza Grande della città, è stato inserito dal 1997 nella lista dei siti italiani patrimonio dell'umanità dall'UNESCO.

Storia

L'antica Mutina era una fiorente colonia romana sulla via Emilia, che nell'alto medioevo era andata quasi completamente distrutta a causa di invasioni, terremoti e di alluvioni, tanto che gli abitanti erano stati costretti ad abbandonare la città per trasferirsi in una località longobarda dotata di mura, che prese il nome di "Cittanova", oggi frazione del comune di Modena.

Il vescovo tuttavia continuò a risiedere presso la chiesa principale di Mutina, dove erano conservate le spoglie del santo patrono; col tempo attorno alla chiesa (che sorgeva all'esterno delle mura romane) si venne a formare un nucleo abitativo, che diventò, ed è ancora oggi, il centro di Modena, seguendo un andamento a raggiera lungo le vie d'acqua che attraversavano la città.[2]

Nella metà dell'XI secolo la prima chiesa venne sostituita da una più grande, la quale tuttavia, per le scarse capacità dei costruttori, minacciava di crollare già verso la fine del secolo, quando il popolo decise di costruirne una nuova. In quel periodo, caratterizzato dalla lotta fra papato e impero per l'investitura dei vescovi, la città, pur facendo parte dei domini di Matilde di Canossa, era stata governata saldamente dal potente vescovo Eriberto, che però fu scomunicato nel 1081 da Gregorio VII per le sue simpatie per l'antipapa Clemente III e per l'imperatore. La sede vescovile restò allora vacante per diversi anni a causa dell'impossibilità per il papa di trovare un candidato gradito al popolo e al partito imperiale.

Il popolo, che avvertiva la necessità di mettere mano a una nuova chiesa, approfittando anche dell'assenza del vescovo, decise di costruire una nuova grande cattedrale, cosicché quando il nuovo vescovo Dodone, nominato pur con qualche difficoltà nel 1100 da papa Urbano II, riuscì a farsi accettare da tutti e giunse a Modena, trovò il cantiere del nuovo Duomo già aperto.

La decisione presa dal popolo, in piena indipendenza rispetto ai poteri imperiali ed ecclesiastici, è indicativa dell'aspirazione all'autogoverno e alla libertà dei modenesi. Il Duomo rappresenta dunque il simbolo della rivendicazione di autonomia e libertà di una comunità devota ma insofferente allo strapotere sia imperiale che ecclesiastico, che sfociò qualche tempo dopo nella costituzione del libero Comune (1135).

 

La Ghirlandina (in dialetto modeneseGhirlandèina) è un campanile del Duomo di Modena.

Alta 86,12 metri[1], ben visibile al viaggiatore che arrivi in città da qualunque punto cardinale, la torre è il vero simbolo di Modena.

La Torre Civica, con il duomo e la Piazza Grande della città, è stata inserita dal 1997 nella lista dei siti italiani patrimonio dell'umanità dall'UNESCO.

Storia

L'originale Torre di San Geminiano, di pianta quadrata, innalzata su cinque piani entro il 1179, fu poi rialzata nei due secoli successivi (anche per motivi di rivalità con le torri bolognesi) con l'introduzione della caratteristica punta ottagonale, secondo un disegno di Arrigo da Campione, uno dei tanti ‘Maestri campionesi' che tra Duecento e Quattrocento aggiornarono lo stile della cattedrale al nuovo gusto gotico. La punta è ornata da due ghirlande, vale a dire due ringhiere di marmo, da cui il nome.

All'interno, la Sala della Secchia (con affreschi del Quattrocento), custodisce una copia della celebre La secchia rapita: testimonianza di quando la torre era sede dei forzieri e dei ‘trofei' del comune modenese.

Alla fine dell'Ottocento alla torre furono fatti diversi lavori. Nel 1890 fu riparata la parte piramidale superiore esterna e nel 1893 dopo aver impiantato una grande armatura tutta intorno fu eseguito il rivestimento in marmo di Verona. I lavori terminarono nel 1897 e dopo il collaudo dell'ingegnere Giacomo Gallina del Regio Genio Civile la Ghirlandina tornò allo stupore dei modenesi e non, più bella che mai.

Assolutamente unico il panorama che si gode dalla lanterna, sulle tegole rosse dei tetti di Modena.

Nella piccola Piazza Torre che si affaccia su via Emilia, è collocato il Monumento ad Alessandro Tassoni, il più celebre dei poeti modenesi, autore del poema eroicomico La secchia rapita, in cui con suprema ironia si narrano le contese medievali tra modenesi e bolognesi. L'arguzia del personaggio è ben rappresentata nella posa della statua, realizzata nel 1860 dallo scultore modenese Alessandro Cavazza.

Le cinque campane, in accordo di Do maggiore, risalgono all'epoca rinascimentale.

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